Ragazze in uniforme

Lunedì 21 settembre 2015 ore 20.45

 

MÄDCHEN IN UNIFORM

Regia: Leontine Sagan e Carl Froelich, 1931, 88'

Questa sera alle ore 20.45 ai Mille Occhi Maedchen in Uniform, adattamento del romanzo e pièce teatrale della scrittrice lesbica Christa Winsloe. Battesimo di fuoco alla regia per l'attrice Leontine Sagan che ha saputo rappresentare con estrema sensibilità dei temi delicatissimi. Il film è ambientato in un collegio femminile prussiano dove una studentessa quattordicenne si innamora della seduttrice/direttrice/dominatrice Fräulein Von Bernburg. Tra le attrici Dorothea Wieck, donna dai capelli corvini che sembra avere in testa pensieri poco casti in ogni momento, e la bionda ingenua Hertha Thiele, che creò il personaggio di Manuela direttamente sul palcoscenico. Nonostante ci sia chi vede il film come una grande storia d'amore e una chiamata alle armi antifascista, l'opera è stata anche rivalutata come pietra miliare per l'evoluzione del cinema ‘queer', diventandone un elemento importante e provocatorio. Oltre a rappresentare l'amore proibito, il film è un commento ai falsi ideali e all'emergente nazionalismo dell'epoca: le relazioni tra le donne nel film sono essenzialmente una metafora delle vere relazioni di potere, ad esempio la lotta contro il fascismo. "Maedchen in Uniform" ha una politica non solo anti-fascista, ma anche anti-patriarcale. La preside infatti si trova a un estremo: l'archetipo del tiranno repressivo, come afferma Rich, "l'ultima incarnazione della patriarchia che, pur se assente, riesce ad esercitare il controllo". Il suo bastone onnipresente dal quale trae sostegno ed addirittura autorità, può essere visto come un simbolo fallico, prova del fatto che le sue azioni si basano sull'esercizio del dominio e della restrizione, tipicamente maschili. Da un lato il suo insistere sul fatto che l'amore di Manuela per Fräulein von Bernburg sia "peccaminoso" e "scandaloso" può essere percepito come la reazione di un patriarca all'insubordinazione: l'amore lesbico non ha spazio nella tradizione militaristica di uno stato destinato a crescere, come dice la preside, "Soldatentöchter, und wenn Gott will, wieder Soldatenmütter" ("Figlie di soldati, e se Dio vuole, nuovamente madri di soldati").

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